float on
brigette bloom
Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto
[…]
A. Zanzotto
siedo a leggere idiozie su tumblr chiedendomi che disco ascoltare, nel frattempo la mia vicina chiaccherona racconta a qualcun altra, da balcone a balcone, dell’uomo che vive nei dintorni e che ad un certo punto ha ucciso il figlio di dieci anni e poi passa con nonchalance alla piantina che cresce graziosa e alla pioggia che sicuramente arriverà prima di sera. arrivano echi di qualcosa che si muove, come in lontananza.
raschio il fondo (di qualcosa).
oh, zac.
vado al succo: non mi piace parlare al telefono. dopo una brevissima ricerca riuscirei certamente a trovare almeno un centinaio di post su quanto la comunicazione telefonica sia limitante e priva di spessore, perciò mi limito ad essere diretta. oramai niente è più esprimibile in modo genuino, sincero, senza sprofondare nel rischio di sembrare (essere?) pretenziosi: è tutto così artefatto.
dopotutto, che mi importa dell’improduttività, delle macchie di colla sul tavolo, delle bustine di tè che non bastano mai, dell’assenza, del silenzio, di f. che non riesce a capire l’analisi logica e dell’inquinamento quando posso premere un tasto e ascoltare all’infinito bradford cox che dice what was I thinking?